FIGLIE DELLA CARITÀ

“Quando vi siete date a Dio per servire i Poveri,
avete ricevuto il nome che Dio stesso vi ha dato.
Dovete dunque vivere in conformità del nome che avete
Poiché è Dio che l’ha dato alla Compagnia;
perché non fu Madamigella Le Gras,
né il Signor Portail, e neppure io
che vi abbiamo chiamate Figlie della Carità.
Il popolo vedendo quello che fate
ed il servizio che le prime suore
hanno reso ai Poveri, vi da dato questo nome
il quale vi è rimasto
come ben appropriato alla vostra missione”

(S. Vincenzo de Paoli)


MAGNA CHARTA

per monastero le case dei malati e quella dove risiede la superiora,
per cella una camera d’affitto,
per cappella la chiesa parrocchiale,
per chiostro le vie della città,
per clausura l’obbedienza,
per grata il timor di Dio,
per velo la santa modestia.

Inoltre, per custodire la loro vocazione, non fanno altra professione che quella
- di una continua fiducia nella divina Provvidenza
- e dell’offerta di tutto quello che sono e di tutto quello che fanno per il servizio dei poveri.

(S. Vincenzo de Paoli)

 

La Provincia senese delle Figlie della Carità di san Vincenzo de Paoli che, a causa della vasta estensione geografica e territoriale comprendente varie province amministrative e diverse realtà regionali, ha vissuto nel corso della sua storia alterne vicende con frequenti scioglimenti, cambi di denominazione, scissioni ed unioni con altre Province, deve la sua nascita alla Provincia sorella di Torino ad opera dell’interessamento del Conte Luigi Serristori, governatore di Siena, incaricato dal Granduca Leopoldo II di richiedere alcune Figlie della Carità per l’Ospedale di Santa Maria della Scala, fino dal 1841. Egli si rivolse appunto alla Visitatrice di Torino suor Pierrette Laroche con alcune lettere che volevano significare l’urgenza della richiesta cercando di suscitare nella stessa Visitatrice l’interesse per iniziare l’opera senese evidenziando perfino che Siena “è una città di ventimila abitanti circa, che il clima vi è ottimo e che si vive meglio che in Piemonte” e precisando anche i compiti che sarebbero stati affidati alle suore che dovevano occuparsi delle donne malate e anche delle bambine esposte o gettatelle. L’accorato appello del conte Serristori si concludeva con l’affermazione che “una voce interiore mi dice che Dio stesso nei suoi profondi disegni La chiama per suscitare in questa popolazione, con l’esempio di tutte le ore, un vivo sentimento di carità cristiana”. La richiesta fu accolta dalla nuova Visitatrice di Torino suor M. Marguerite Dufour nel 1843 e le suore arrivarono a Siena nel gennaio di quello stesso anno. I primi anni fino al 1848 furono assai difficili e la “carità creativa” delle suore (che cercarono di appianare i tanti contrasti esistenti) fu messa a dura prova, subendo vessazioni di ogni genere, tanto da costringerle infine a ripartire per Torino nel 1848.

L’11 settembre 1856 quando si inaugurò ufficialmente la Casa Provinciale (anche se per il momento la definizione esatta era quella di Casa centrale) alla presenza dei padri missionari, della Madre Mazin (Visitatrice di Torino) e della prima Visitatrice della Provincia di Siena suor Elena Cordero de Vonzo di Mondovì e di altre sette suore (quattro italiane, tre francesi): la più anziana era la Visitatrice che aveva quaranta anni.

Oggi la Provincia di Siena è composta da:

259 suore

27 comunità in 4 regioni

1 in Lombardia

4 in Liguria

6 in Emilia Romagna

15 in Toscana


Massimo Bianchi - Nascita delle Opere senesi